Ansia, Panico e Fobie

sabato, 10.10.09

FOBIA SCOLASTICA: tra ansia da separazione e ansia sociale

In alcune circostanze, bambini e adolescenti, pur trovandosi in momenti diversi del loro sviluppo, incontrano difficoltà nella gestione di quella importante area della loro vita che rappresenta la scuola. 

FOBIA SCOLASTICA

Sebbene la fobia scolastica non sia direttamente menzionata all’interno del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, capita spesso di confrontarsi con questo disagio. La  fobia scolastica o rifiuto ansioso della scuola descrive quelle situazioni in cui il rifiuto di andare a scuola si accompagna a reazioni molto intense di ansietà e panico.

Tale condizione riguarda l’1-5% dei ragazzi in età scolare senza differenze di genere, ed è più frequentemente riscontrata durante alcuni delicati cambiamenti evolutivi, quali l’inserimento nella scuola elementare (5-6 anni) e il passaggio alle scuole medie (10-11 anni).


Sintomi della fobia scolastica

I sintomi che si possono presentare al momento di andare a scuola sono agitazione, paura, pianto, fino al vero e proprio panico. Il soggetto può lamentare disturbi somatici come dolori addominali, vertigini, mal di testa, tremori, palpitazioni, dolori al torace, nausea, vomito, diarrea, dolori alle spalle e dolori agli arti. Quando l’angoscia è presente sin dalla sera precedente, si possono presentare disturbi del sonno, incubi e risvegli notturni a volte accompagnati da enuresi.


Spesso il ragazzo supplica i genitori di tenerlo a casa, promettendo che andrà a scuola il giorno dopo. A volte tenta di imporsi con la forza e con comportamenti violenti. Altre volte sembra calmarsi con la costrizione, ma non appena potrà, cercherà di fuggire dalla scuola per tornare a casa oppure lamenterà dei disturbi di fronte alle insegnanti che telefoneranno ai genitori affinché vengano a riprendere il proprio figlio.
 


Tra i fattori che possono predisporre il soggetto verso la fobia scolastica vi sono:


• eventi di vita stressanti (come la malattia propria o di un familiare, la separazione tra o da i genitori);
• relazioni conflittuali nella famiglia;
• un legame problematico con uno dei genitori;
• difficoltà con il gruppo dei pari o con un insegnante;
• il ritorno a scuola dopo una lunga interruzione o vacanza.

Alcune ricerche, che testimoniano una maggior frequenza del disturbo in figli di genitori che hanno a loro volta incontrato questa problematica nella loro vita, fanno pensare che possa esistere una vulnerabilità ereditaria.


IL DISTURBO DI ANSIA DA SEPARAZIONE

La paura di andare a scuola può essere facilmente correlata ad un disturbo d’ansia di separazione che si riferisce all’ansia che può incontrare il bambino nell’allontanarsi dalla sua casa e dalla sua famiglia.
Pur esistendo dei periodi sensibili in cui il bambino è considerevolmente preoccupato dalla lontananza e dalla perdita di un genitore, il livello di tale preoccupazione  alle volte può crescere smisuratamente, fino a diventare una vera e propria angoscia, patologica e difficile da gestire.

Secondo il DSM IV (manuale diagnostico), dobbiamo parlare di disturbo d’ansia di separazione, quando siamo di fronte ad un’ansia inappropriata rispetto al livello di sviluppo e un’ansia eccessiva che riguarda la separazione da casa o da coloro a cui il soggetto è attaccato.


Sintomi del disturbo d’ansia di separazione

I sintomi più frequenti sono: malessere eccessivo ricorrente quando avviene la separazione da casa, persistente ed eccessiva preoccupazione riguardo alla perdita dei principali personaggi di attaccamento o riguardo al fatto che un evento spiacevole e imprevisto comporti una separazione da loro, riluttanza o rifiuto di andare a scuola o altrove, paura o riluttanza a stare solo o a dormire da solo, incubi sul tema della separazione, ripetute lamentele di sintomi fisici quando avviene o è solamente anticipata la separazione.


LA FOBIA SOCIALE

In altri casi la paura di andare a scuola nasconde una fobia sociale.
Per  fobia sociale si intende una paura marcata e persistente che riguarda le situazioni sociali o prestazionali che possono creare imbarazzo.

La risposta allo stimolo sociale prevede  un’ ansia eccessiva e irragionevole, che può dar luogo anche ad attacchi di panico.


Tale fenomeno influisce significativamente sulla routine quotidiana inibendo alcune attività e spesso condizionando i ritmi del resto della famiglia. La paura del giudizio sembra essere all’origine del disagio.

Le situazioni che espongono il ragazzo a contatti sociali, sembrano provocare una forte insicurezza che, a lungo andare, sfocia in isolamento sociale, disadattamento, evitamento delle persone e delle circostanze che implicano un contatto sociale.

Sintomi della fobia sociale

Tra i sintomi più frequenti: preoccupazione di rimanere imbarazzati, timore del giudizio degli altri e conseguente paura di apparire ansiosi, deboli, pazzi o stupidi, correlati fisiologici dell’ansia (come palpitazioni, sudorazione, malessere gastrointestinale, arrossamento del viso, tremori, diarrea e tensione muscolare, fino all’attacco di panico), timore di vomitare ed urgenza o timore di urinare.


Nei bambini si presentano inoltre: pianto, scoppi d’ira ed irrigidimento, l’aggrapparsi o lo stare vicina ad una persona familiare, inibizione delle interazioni fino al mutismo.


Tipicamente, l’esordio si ha nell’adolescenza, spesso esiste una storia infantile di inibizione e timidezza.

Altri disturbi che possono associarsi al rifiuto scolastico sono l’ansia generalizzata, gli attacchi di panico, la fobia specifica, il disturbo post traumatico da stress, il disturbo della condotta, il disturbo da deficit di attenzione-iperattività, oltre ai disturbi dell’apprendimento.

 

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La terapia

Il disturbo di fobia sociale, così come gli altri menzionati, può risultare invalidante fino a compromettere una frequenza scolastica continuativa (evasione scolastica).


Le conseguenze riguardano diversi ambiti: lo sviluppo emotivo e sociale, le acquisizioni scolastiche, le difficoltà nei rapporti con la famiglia e con il gruppo dei pari.
Tra le conseguenze a lungo termine vi è anche il rischio che tale atteggiamento possa in seguito riproporsi nella sfera lavorativa, minando ulteriormente la fiducia in se stessi, la propria autostima, rallentando il processo di crescita, inibendo l’autonomia e influenzando negativamente il processo di differenziazione ed emancipazione dalla famiglia.

È consigliabile pertanto, chiedere aiuto ad un esperto prima che il disturbo acquisti un peso significativo. 

Quando si tratta di bambini o adolescenti, il percorso più indicato è la terapia familiare, in quanto il contesto affettivo in cui è inserito il ragazzo, riveste una grande importanza.

Accade frequentemente che i numerosi tentativi fatti dai genitori o dai parenti per sbloccare questo meccanismo inibente, non abbiano sortito risultati significativi, nonostante la preoccupazione e l’impegno con cui la famiglia ha cercato di aiutare il ragazzo.

La terapia familiare offre uno spazio in cui le premure delle persone coinvolte possono acquistare un nuovo significato, un nuovo valore che, oltre ad avere una funzione rassicurante , possono costituire un solido trampolino di lancio.


Le esperienze e la storia di alcune famiglie, conferiscono molto valore alla funzione protettiva e rassicurante del nucleo familiare e, in alcuni casi, il bambino o ragazzo che manifesta il disagio sociale, può godere di attenzioni e premure a cui spesso è difficile rinunciare.

In ogni caso, la famiglia risulta essere una risorsa importante per affrontare questo disturbo, in quanto, essendo un’alleata competente e motivata, è in grado di fornire una valida collaborazione in terapia.

 

Dott.ssa Isabella Biondi

www.psicologi-roma.com 

Autore: drlucalavopa Categoria: Fobie Ore: 13:39 Commenta

Agorafobia

L’Agorafobia (o sindrome agorafobica) ha come caratteristica essenziale una intensa paura di essere soli o di trovarsi in luoghi pubblici dai quali, nel caso di un improvviso malore, la fuga può essere difficile o l’aiuto non disponibile. Le attività normali vengono sempre più ridotte man mano che le paure o i comportamenti di evitamento delle situazioni temute dominano la vita dell’individuo. Le situazioni più comunemente evitate includono l’essere nella folla, per esempio in una strada, o in un negozio affollato, oppure il trovarsi in tunnel, sui ponti, sugli ascensori o su un mezzo pubblico. Spesso l‘agorafobico, uscendo di casa, vorrebbe essere accompagnato da un membro della famiglia o da un amico.

L’agorafobia è molto spesso accompagnata da episodi ansiosi o attacchi di panico e, questa componente, mina e scoraggia la costruzione di progetti di autonomia. L’attacco d’ansia o di panico rafforza la convinzione della persona circa il bisogno di qualcuno che si prenda cura di lui fino a rendere impossibili una serie di attività anche elementari (come il fare la spesa). Si innesca così un circolo vizioso in cui gli attacchi d’ansia e panico aumentano la dipendenza e le sensazioni di incapacità personale; queste a loro volta, rendono più esasperato lo stato conflittuale e di insoddisfazione, facilitando la comparsa dell’ansia.

Chi soffre di agorafobia, in genere, sembra suddividere lo spazio in “zone sicure” e “zone pericolose”, laddove le zone sicure in genere sono definite dalla vicinanza alla propria casa o ad una persona significativa e di fiducia. Ne conseguono evitamenti sistematici e limitazioni più o meno gravi nelle possibilità di spostamento (verso tutte le zone ritenute pericolose) e, più in generale, nell’autonomia personale: si passa da limitazioni abbastanza lievi (ad esempio, evitare certi viaggi se non accompagnati) a limitazioni più gravi (ad esempio il recarsi a lavoro o l’affrontare seppur piccoli spostamenti nel proprio quartiere). Nei casi estremi, chi soffre di agorafobia può arrivare a vivere recluso in casa propria ed a dipendere completamente dai familiari.

Avvicinandosi alle situazioni che teme, ad esempio un centro commerciale chiuso o un supermercato, l’agorafobico inizia a sentirsi vulnerabile e ad anticiparsi mentalmente tutte le afflizioni che potrebbero capitargli: potrebbe andare fuori strada con l’auto o investire un pedone, perdersi, essere investito da un’auto mentre attraversa la strada o soffocare in un tunnel della metropolitana. Inoltre, gallerie e ponti possono crollare, gli autobus possono avere incidenti e gli ascensori bloccarsi. Con queste premesse, prima ancora di entrare nel centro commerciale, possono manifestarsi segni di agitazione tipici dell’ansia (tachicardia, dolori addominali, sensazione di soffocamento, di svenimento o di debolezza generalizzata, sudorazione eccessiva, ecc) che a loro volta possono essere considerati come indicativi di un grave disturbo fisico o mentale. Attraverso questo processo ricorsivo, aumentando la paura, aumentano anche i sintomi somatici dell’ansia.


Sembrano esistere varie combinazioni di atteggiamenti e tratti che rendono l’individuo vulnerabile allo sviluppo di questo disturbo. Tra questi ci sono: un accento all’autodeterminazione e un’ipersensibilità collegata al controllo o all’interferenza; una tendenza a reagire alla minaccia con il desiderio di fuggire; una perdita di sicurezza quando si è lontani da casa; un modello di interpretazione dei sintomi somatici come segni di un immediato scompenso fisico o psicologico; e una strategia di dipendenza da una figura protettrice per ottenere rassicurazione e assistenza.

È interessante notare come, molto spesso, la riluttanza dell’agorafobico a stare troppo attaccato alla figura protettrice, per timore di essere dominato, o troppo lontano per timore di incontrare una situazione dove ha bisogno d’aiuto, trova un parallelo nella sua sensibilità alle configurazioni spaziali. Chi soffre di agorafobia evita infatti sia gli spazi troppo stretti (luoghi affollati, stanzini, ascensori, ecc) che quelli troppo ampi (supermercati, centri commerciali, ampie distese pianeggianti, anfiteatri, ecc). Sia dal punto di vista spaziale, che da quello relazionale, le persone che soffrono di agorafobia possono sentirsi intrappolate in situazioni che non possono risolvere sia perché non sono in grado di staccarsi da quella persona o quella situazione che garantisce loro la sicurezza, sia perché si percepiscono prive di abilità gestionali.

Alcuni ricercatori hanno ipotizzato alcune precondizioni per l’insorgenza dell’agorafobia che ruotano principalmente attorno all’autosufficienza e all’autonomia personale così come si viene a costituire durante la conclusione del periodo adolescenziale. Questo sviluppo, comunemente difficile, diventa problematico per quegli adolescenti e quei giovani che abbiano delle ragioni per dubitare di essere in grado di agire autonomamente. Si genera così un conflitto tra la naturale spinta evolutiva verso l’autonomia e l’opposto desiderio di rimanere in un ambiente noto e familiare. È possibile che questa crisi venga risolta o evitata sostituendo la dipendenza dai genitori con quella nei confronti del coniuge; tuttavia, l’individuo può trovarsi in uno stato conflittuale dopo parecchi anni di matrimonio allorché l’impulso ad andarsene contrasta con la percezione della propria incapacità di vivere da solo. La situazione si può complicare ulteriormente con la nascita dei figli, la cui presenza può accrescere il livello di paura per le responsabilità che devono essere assunte, oltre che costringere, allo stesso tempo, nella relazione matrimoniale.

La circostanza generale che sembra condizionare maggiormente quanti soffrono di agorafobia è, da una parte, l’accresciuta aspettativa che si assumano le responsabilità dell’età adulta (come nel caso della paternità o della maternità) e/o, allo stesso tempo, che siano più indipendenti. La nascita di un bambino ad esempio, la perdita di una figura cara importante attraverso la separazione o la morte, un aumento di responsabilità a casa o a lavoro, sono tutte situazioni in grado di far precipitare i sintomi agorafobici. L’aumento di responsabilità rappresenta una minaccia per un agorafobico poiché egli crede che, se si comporterà inadeguatamente, potranno esserci conseguenze disastrose.  Pertanto, la fiducia in sé stesso può essere minacciata sia dalle aspettative aumentate che dall’allontanamento di un sostegno sociale.

Come disturbo, l’agorafobia sembra essere più comune tra le donne e l’insorgenza tipica si colloca tra i venti e i trent’anni. Come sindrome, l’agorafobia sembra interessare circa il 2-3% della popolazione generale e, nonostante non esistano studi rigorosi al riguardo, molti ricercatori ipotizzano un decorso cronico in assenza di trattamento. Non è raro che molti pazienti che si presentano per una psicoterapia soffrano di manifestazioni agorafobiche da diversi anni.

Dr Luca Lavopa 

www.psicologi-roma.com

Autore: drlucalavopa Categoria: Fobie Ore: 03:01 Commenta